Appunti di Tina

6.7.2016

Tipi di educazione

Tipi di educazione. Quale praticate?

Il mestiere del genitore è una cosa  molto più seria che l'essere semplicemente genitori. In realtà è quasi una missione solenne.

Cosa facevano i miei quando ero piccola? La mattina mi svegliavano per mandarmi a scuola. Il pomeriggio mi dpreparavano il pranzo, la sera la cena. A volte mi dicevano di stare diritta e che digrignare i denti era una brutta abitudine. Ogni sei mesi mi portavano dal parrucchiere e ogni inizio stagione a comperare scarpe nuove. Se se lo ricordavano, mi chiedevano se avevo fatto i compiti. Qui e là uscivamo insieme. Mi hanno insegnato a dire per favore e grazie. La sera mi leggevano una favola. La mattina si iniziava tutto da capo.

L'unico manuale sull'educazione che mia mamma aveva sullo scaffale era »Cura ed educazione del bambino« del pediatra americano Benjamin Spock. Ma anche questo veniva sfogliato raramente.

Il mestiere del genitore

Oggi esiste il mestiere del genitore. In realtà è una cosa molto più seria che l'essere semplicemente genitori. È quasi una missione solenne. L'essere genitori diventa un mestiere quando facciamo una ricerca vera e propria prima di decidere quale attività extra scolastica frequenterà nostro figlio. Così come quando seguiamo come un'ombra il piccolo di tre anni nell'area giochi per bambini più pericolosa del mondo. Il mestiere del genitore è imparare assieme all'adolescente che ha un esame il giorno dopo o assistere il bimbo di sette anni a realizzare un poster sui dinosauri. Il mestiere del genitore è quando allacciamo le scarpe ai nostri figli fino a quando vanno al terzo anno delle superiori o andiamo alle giornate porte aperte delle università con i ragazzi.  Tutti svolgiamo il mestiere del genitore ogni tanto, ma il farlo troppo secondo me non  è positivo.

Se prima ogni tanto l'educazione passava un po' in sordina, oggi è diventata una scienza vera e propria. Chi avrebbe mai detto che avremmo avuto così tanti stili e dibattiti su che cosa sia giusto fare.

Gli psicologi parlano di tre stili di base:

Stile autocratico o se non obbedisci, finirà male. Stile tipico di quei genitori che vogliono che i figli seguano senza se o senza ma le regole imposte. Non cedono e hanno figli tirati su come soldati. Non spiegano le regole perché pensano siano più che chiare. Se i figli non le rispettano, seguono grida, minacce e punizioni. A causa di tutto ciò, i figli diventerebbero impauriti, chiusi in sé stessi e timidi.

I genitori autocratici parlano così ai loro figli:

"SMETTILA SUBITO E VAI IN CAMERA TUA."

"SCARPE DA GINNASTICA NUOVE? NON SE NE PARLA NEMMENO! COS'HANNO LE VECCHIE CHE NON VA?

"PERCHÉ DEVI ANDARE A CASA? PERCHÉ LO DICO IO!"

"SE NON METTI SUBITO VIA I CALZINI SPORCHI, NON VAI AL CINEMA."

Stile permissivo o puoi fare quello che ti pare. I bambini che hanno genitori permissivi, spesso diventano a loro volta genitori permissivi. Il bambino diventa il centro del mondo e della famiglia. I genitori si sottomettono ai bambini per tutto, soddisfano i loro desideri dimenticando i propri. Non mettono regole chiare e perciò ai bambini è permesso fare tutto quello che vogliono. I figli di genitori permissivi sono spesso egoisti, senza riguardi e presuntuosi. Questo stile di educazione è spesso la conseguenza dell'impotenza dei genitori che non riescono a mettere limiti chiari e a creare ordine. Hanno addirittura paura dei loro figli e accettano il loro comportamento solo per avere un po' di pace.

I genitori permissivi parlano ai loro figli così:

"Lo so che non intendevi far niente di male, non andresti ugualmente in camera tua a rifletterci su?"

Hai preso dieci? Allora andiamo subito a comperare il nuovo paio di scarpe da ginnastica che ti ho promesso."

"Non vuoi ancora andare a casa? Okay, va bene, i compiti li puoi anche fare domani mattina."

"Aspetta, tolgo questi calzini sporchi e poi ti porto al cinema."

Stile autoritario o dimmi pure cosa pensi, ma il capo sono sempre io. Questo stile si basa sulla democrazia.

I genitori autoritari parlano ai loro figli così:

"Quello che fai mi va sui nervi. Se pensi di continuare, va' in camera tua a farlo«

"Bravo, hai preso dieci. Non pensi che le scarpe da ginnastica vadano ancora bene? Ne compriamo un paio nuovo quando queste si saranno rotte."

"Non hai ancora fatto i compiti.Andiamo a casa."

"Non si lasciano i calzini sporchi in giro. Prima toglili e poi andiamo al cinema."

Devo ammetterlo

Se mi guardo in giro, mi sembra che nella nostra società si stia passando dal primo stile di educazione al terzo sebbene alcuni siano rimasti bloccati al secondo o a una delle sue versioni. Incontri genitori elicottero a ogni passo. Per fortuna da noi la situazione non è così grave come in America. Là ti chiedono solo quanti figli hai, la loro età e che tipo di genitore sei.

Devo ammettere che a volte seguo uno stile e a volte un altro. Mostratemi un genitore che non esplode se il figlio torna dal campeggio senza la giacca a vento nuova di zecca. Penso a un'esplosione vera e propria. La prima volta ho gridato per tre minuti, la seconda cinque di sicuro. Ho appeno messo in lavatrice due paia di calzini sporchi che sono sicuramente  stati per terra nella camera del nostro adolescente per molti giorni. Non potevo fare altro visto che da là arrivava un cattivo odore. L'altra volta ho preparato per ognuno dei miei figli una cena diversa.  Non ci crederei senon fosse successo. A volte mi fanno fare quello che vogliono.

Ce la metto tutta. Prima di tutto a fare quello che dico. Perlomeno per la maggioranza dei casi. Questo è quello che penso si deva fare senza riguardo al tipo di educazione che si segue. Mi pare che scriva qualcosa del genere anche Spock nel suo Educazione e cura del bambino, pubblicato per la prima volta nel lontano 1946.

Scrivi la risposta
20.6.2016

Regali per insegnanti

Alla fine dell'anno scolastico gli insegnanti desiderano quei regali che non è possibile fasciare nel cellofan.

L'anno scolastico sta per finire ed è pesante non solo per i bambini ma anche per i genitori. Ma non a causa dello studio e dei test – che sono previsti e nella normalità.

Si tratta più che altro della confusione che accompagna gli ultimi giorni di scuola. Molti genitori e non gli studenti e gli insegnanti  hanno colpa di questa specie di stato d'assedio. Invece di lasciare le questioni scolastiche al personale qualificato, i genitori controllano e dirigono quello che fanno i loro figli durante tutto l'anno. Alla fine della scuola siamo testimoni di una vera e propria escalation.

Regali per gli insegnanti. Di nuovo.

L'anno scorso ho scritto un articolo, che è circolato in Slovenia, sul fare i regali agli insegnanti alla fine della scuola. I genitori l'hanno distribuito perché desideravano dire agli altri genitori di darsi una calmata. Solo dopo la pubblicazione mi sono resa conto di quanti genitori non siano d'accordo con il fare i regali, cosa che non considerano necessaria e tanto meno etica.

Partecipano solo per non avere problemi.

L'articolo è stato distribuito anche dalle insegnanti, che si sentono in imbarazzo e in una situazione spiacevole a causa dei regali  – in modo particolare per quelli di un certo valore. Persino davanti alla legge. In realtà desiderano qualcosa che non può essere fasciato con il cellofan:

"Non voglio regali, né picnic fine scuola che per me sono davvero pesanti e che interferiscono con il mio tempo libero. Vorrei avere studenti e genitori normali,"  è stato il commento scritto di una di loro.

Secondo me non c'è una sola insegnante in Italia che non sia d'accordo con il commento. Anche loro desiderano che i genitori si tranquillizzino. Sia per quanto riguarda i regali e in generale. Ma noi non ci arrendiamo: " È interessante, sappiamo benissimo che acquistare e dare regali è fastidioso per tutti, ma perché allora li acquistiamo ugualmente?" si è chiesta  una delle mamme.

Stato d'assedio. Prima online e poi dal vivo

Verso la fine di maggio quasi in tutte le classi, specialmente quelle delle scuole primarie e medie, inizia un acceso dibattito su che cosa regalare alla maestra o alla Prof. Le e- mail volano da una parte all'altra. Vengono utilizzati diversi strumenti on-line per votare che cosa acquistare. Quando si è d'accordo su quasi tutto, arrivano altre proposte e bisogna iniziare tutto da capo. Alcuni genitori rimangono saggiamente in silenzio, ma tanto ci sono le mamme PR che li sostituiscono tutti.

Quando l'accordo è finalmente raggiunto, inizia la raccolta dei soldi in tutte le maniere possibili.Poi devi obbligare il tuo bambino a disegnare qualcosa sebbene non voglia farlo visto che durante tutto l'anno ha fatto migliaia di disegni e si è stufato. Forse la maestra gli va anche sui nervi. Se glielo chiedessi ti direbbe non le regalerebbe un bel niente.

Infine è impossibile accordarsi sul giorno in cui dare il regalo alle insegnanti. Molti bambini non sanno ancora che regalo hanno fatto alla propria insegnante e addirittura se lo hanno fatto.

Sono i genitori che discutono dei regali. Nessuno chiede ai bambini quello che veramente pensano. E nemmeno alle insegnati che, accettando il regalo, violano la legge.

150 euro

Non lo so se tutte le scuole rispettano certe norme del  Codice di comportamento per la Pubblica amministrazione nell'ambito dell'accettazione di regali da parte di dipendenti pubblici. Fanno parte di questi ultimi anche gli insegnanti ed è un dato di fatto che i regali rendono la loro vita parecchio complicata. Possono accettare regali solo se il loro valore non supera i 150 euro.

Se il regalo supera il valore limite, l'insegnante non può trattenerlo e il regalo  diventa proprietà del datore di lavoro ovvero dello stato. Il dirigente scolastico deve mettere il regalo “immediatamente a disposizione dell’Amministrazione per essere devoluto a fini istituzionali”. 

Il regalo può essere restituito al donatore – che normalmente non lo vuole riprendere – o devoluto per fini istituzionali.

L'insegnante può accettare il regalo fino a 150 euro.

Se supera tale valore deeve essere registrato nella lista dei regali gestita dalla scuola

In pratica: regali fino a 150 euro non provocano  disguidi; regali superiori ai 150 euro complicano la vita al'insegnante e alla scuola con procedimenti  burocratici.

Se non avete voglia di fare conteggi: se nella classe ci sono 26 scolari e ogni bambino dà cinque euro, con i soldi raccolti si può fare un regalo che non supera i 150 euro.

Regalo adeguato

Una mamma, in un commento sotto all'articolo, ha scritto: " Finalmente qualcuno l'ha detto! Normalmente mi sento come un alieno visto che sono l'unica che nel gruppo dei genitori  la pensa in questa maniera. Abbiamo regalato alle maestre d'asilo un paio di infradito e una borsa da mare!"

Non puoi fare all'insegnante lo stesso regalo che faresti a un'amica. È un dato di fatto. I buoni, spesso chiamai buoni regalo, non dovrebbero affatto essere un regalo. Fare un vero regalo significa anche capire che cosa una persona desidera e che cosa la rende felice. I bambini dovrebbero avere qualche idea in merito. Regalare un buono è come dare una busta con il denaro dentro, non è forse vero?

Pertanto, quest'anno non raccoglieremo i soldi per il regalo. A essere sinceri abbiamo rinunciato a questo tipo di collaborazione anche per gli anni futuri. Perché fare qualcosa su cui non siamo d'accordo? Solo perché lo fanno gli altri? Non ce n'è bisogno.

Se però facciamo il regalo

Se però facciamo il regalo alla fine della scuola, un buon libro è, secondo me, il regalo perfetto per ogni insegnante. Durante tutti  gli anni da quando i miei figli vanno a scuola, non riesco a ricordarne uno più appropriato. Penso che non esista insegnante o insegnanti che, prima delle vacanze, non siano felici di ricevere un bel libro. Inoltre, gli insegnanti sono persone che devono semplicemente leggere libri.

Riuscite a immaginare un'insegnante che, alla fine della sua carriera, si ritrova con una libreria di 35 libri con le firme di tutti i suoi  studenti? Inestimabile. E anche nel quadro del censimento.

 

Scrivi la risposta
26.5.2016

Quale bambino preferite?

I bambini invece lo sanno perfettamente. Voi che ne pensate?

Se avete più di un bimbo, uno è certamente il vostro preferito. Almeno così dicono degli studi, condotti negli USA.

Non importa il sesso del primogenito, il preferito di solito è proprio lui o lei. A volte i papà preferiscono le femmine più piccole, le mamme invece i maschi più grandi. Quello che vale per tutti i genitori  è che nessun di loro ammetterebbe mai di preferire  un bambino all'altro.

In uno di questi studi hanno analizzato 384 famiglie con più di un bambino, conducendo dei colloqui tre volte l'anno.

I risultati di questi colloqui hanno dimostrato che il 74% delle mamme e il 70% dei papà non erano imparziali nei confronti dei loro bambini.

Anche i bambini hanno detto la loro. Nonostante ciò, quasi nessuno di loro ha ammesso di essere il preferito di mamma o papà. Tutti erano convinti di essere l'ultima ruota del carro.

Uno si domanda perché noi genitori ci sforziamo se poi alla fine rimane sempre tutto uguale.

La vita è ingiusta

Lo studio ha dimostrato che i genitori preferiscono i primogeniti soprattutto se sono maschi. I secondo e terzogeniti invece hanno problemi con la propria immagine perché sanno di non essere i preferiti. Anche da adulti hanno problemi con il senso di inferiorità, mentre i primogeniti avrebbero, per via della loro posizione in famiglia, ottenuto di più in tutte i settori della vita. Nella maggioranza dei casi avrebbero addirittura l'IQ più alto. Tra i 23 astronauti che la NASA ha mandato nello spazio, 21 erano primogeniti.

I bambini, però, sono anche molto astuti e sanno trasformare i loro svantaggi in vantaggi. Conoscete lo scherzetto che fanno i genitori che mandano i loro bambini preferiti a prendere le cose? In quel momento questo tipo di preferenza da parte dei genitori non potrebbe dare meno fastidio.;)

Una cosa è certa: quando si battono per avere l'attenzione, imparano anche astuzie che possono sfruttare da grandi.

Tutta colpa dell'evoluzione

La famiglia è sempre stato il punto di riferimento più forte per la sopravvivenza. I genitori si prendevano cura dei bambini che trasmettevano i loro geni alle prossime generazioni e tutti insieme  si preoccupavano di non venire mangiati dei lupi. Facciamo lo stesso anche oggi.

La differenza è che anni di socializzazione ci hanno portato la sensibilità. La cultura ci ha insegnato a prenderci cura dei più deboli che in altri tempi, secondo la teoria dell’evoluzione, non ce l’avrebbero fatta. A volte, però, ci lasciamo ancora andare. In quei momenti siamo entusiasti dei nostri bambini preferiti.

La scelta di Sofia

La cosa più giusta sarebbe amare tutti i nostri bambini allo stesso modo. Dopo poco, però, inizi a pensare ai tuoi pargoli e a tutto il caos che causano. Non è poi tutto così facile come dovrebbe essere.

Per favore non domandatemi quale dei tre salverei per primo dalla casa in fiamme. Sophie’s Choice è uno dei film più terribili che io abbia mai visto. Questo è quel film nel quale Meryl Strip deve decidere quale dei suoi due figli manderà nel campo di concentramento. Ho visto questo film prima di diventare mamma e credo che non lo rivedrò mai più.

Se veramente non ce la fate

Quasi tutti i bambini che hanno fratelli e sorelle, domandano ai propri genitori quale di loro preferiscano. Devo ammettere che non è una domanda che mi piace sentirmi fare dai miei tre maschietti. Di solito me la fanno quando uno dei tre pensa di aver subito un torto.

In quel momento  dici che vuoi bene a tutti nella stessa misura ma in modi diversi. Non puoi amare persone diverse allo stesso modo. Come non puoi dire quali dei due fiori sia più bello. Tutti e due sono belli ma in modo diverso. Perciò non importa avere la stessa relazione con tutti e tre, bensì dar loro quello di cui ognuno ha bisogno.

Ottima risposta

Quando ho domandato ai miei tre bambini quale fosse il preferito secondo loro, uno non ha neanche provato a pensarci. Al posto di darmi una risposta ha continuato a dare calci al pallone verso la parete di casa. Gli altri due invece hanno detto in un solo colpo – papà!

Mi è sembrata un'ottima risposta – non abbiamo continuato il discorso, però.

Scrivi la risposta
15.5.2016

I bambini indipendenti non cadono dal cielo

Quando mi domandano come faccio con tre bambini, rispondo sempre che è più facile che con uno. La domanda da fare è se ce la farei con uno solo.

L'altra volta stavamo tornando a casa da una visita da dei amici col mio più piccolo con le bici. Eravamo quasi arrivati a casa quando mi sono messa a chattellare con una persona. Vito era una decina di metri davanti a me e stava andando in una salita non molto ripida. In un certo momento non ero più certa se ce l'avrebbe fatta o sarebbe caduto all'indietro assieme alla bici. Avevo un po' la coscienza sporca perché avevo pensato di non aver fatto nulla per aiutarlo. Al posto di andare ad aiutarlo, non ho fatto altro che osservarlo da lontano continuando a parlare. Mi sembrava peccato interrompere il discorso, anche se vedevo il mio piccolo in difficoltà.

L'istante dopo Vito è riuscito ad arrivare in cima e fieramente ha continuato la sua strada verso casa.

Servizio «Mamma»

Mentirei se dicessi che riesco sempre a valutare se i miei bambini riescono a fare le cose da soli o hanno bisogno del mio aiuto. Il motivo perché a volte non gli aiuto è spesso molto banale. Sinceramente non ne ho proprio nessuna voglia. La coscienza che a volte si sveglia un po', la faccio tacere velocemente. Succede di tutto. E da quando ho scoperto che la mia pigrizia aiuta anche gli altri, aiuto sempre meno J Correre constantemente dietro a tre figli maschi è veramente stancante. Le mamme che lo fanno sono molto più stanche di me e i loro bambini sono molto meno indipentendi dei miei. Questo è anche il motivo perché penso sia giusto che nelle famiglie ci sia più di un bambino. Se hai più bambini delle mani, sei costretta a farti aiutare dagli altri. O a loro stessi. Un tempo avevano tanti bambini, e anche tanti problemi, ma sicuramente non con la loro indipendenza. Al giorno d'oggi non facciamo altro che stargli dietro, ma con questo non gli facciamo del bene. Quando mi domandano come faccio con tre figli, rispondo sempre che mi risulta più facile che averne uno solo. La domanda che mi pongo è, se ce la farei con uno.

Un buon esempio

Immaginatevi: un bambino di cinque anni rincorre la propria mamma mentre lei sta parlando con una persona. Bene o male il bambino in quel momento grida una sola cosa: Sete!! La mamma nel bel mezzo della frase si alza, prepara da bere al bambino che le saltella in giro. Nel frattempo la persona con la quale la mamma stava parlando, si ferma e aspetta di poter continuare a parlare. Quando il bambino finisce la bibita, rende il bicchiere alla mamma, e lei continua come se nulla fosse. Senza parole.

Mi è già successo di essere stata presente ad uno scenario simile, e mi è venuta la rabbia pensando che la gente non pensa proprio.

Gli eterni bebè

Questo accade perché non facciamo altro che servirli quando gli pare e piace. Ci rendiamo da soli la vita difficile. Il fatto che i bambini crescono e che non saranno bebè in eterno ce lo fa scordare il sistema. Per non toccare l'argomento di fargli usare le parole »grazie« e »prego«.

Tutto questo viene inseguito dal consante monitoraggio dei voti a scuola e della loro vita. In realtà questo non dovebbe interessarci più di tanto. I genitori tutti giorni aiutano i propri figli a scrivere i compiti, li fanno al loro posto, aiutano a disegnare i poster e studiano insieme a loro. Al giorno d'oggi senti adirittura le maestre dire che devono stare sedute tutto il giorno con i bambini e aiutarli e che questo è l'unico modo.

Non mi sorprende leggere che le mamme vanno alle presentazioni delle scuole assieme ai loro bambini che ormai sono all'orlo della maturità. E che abbiamo un gran problema perché i trentenni di oggi dormono ancora nello stesso letto nel quale ci dormivano quando avevano tre anni.

La strada più dura è quella più giusta

A volte è più difficile non aiutare che aiutare. Ti devi rassegnare che ci sarà molto caos se i bambini risolveranno i propri problemi da soli. E anche che ci metteranno più tempo. E poi devi imparare a pensare che queste sono persone che non sono sempre dipendenti da te. I bambini riescono a fare sempre più cose crescendo. Diventano infatti dei veri maestri nel far niente.

L'acqua nel bicchiere se lo sa versare già uno di due anni. Ma questo non vuole dire che lo farà. Questo perché quasi sicuramente nessuno gli ha mostrato che lo può fare da solo.

Il momento giusto

In quella salita Vito si è ritrovato a dover provare da solo le proprie forze. E quasi non ce la faceva. I genitori dovrebbero lasciare più spesso che accadano momenti simili -ripetutivamente. Crescere dei bambini indipendenti è molto difficile e ci vuole tempo. E spesso anche tanta voglia perché la gente ti vuole sempre fare capire che stai facendo qualcosa di male e che non ti prendi abbastanza cura dei tuoi bambini. Non te la devi prendere per certe cose e non ci devi pensare neanche. Non devi pensare: o povero bambino. Puoi però concedergli qualche parola di incoraggiamento e chiedergli se ce la farà.

Mi intrometto solo se vedo che potrebbe succedergli qualcosa. Mi sembra strano che non diamo i coltelli ai bambini durante la cena. E non sto parlando di un coltello per la carne ma quelli da spalmare – non credo proprio che uno si può tagliare con quel coltello. E poi le maestre se la prendono perché i bambini non sanno tagliarsi un pezzo di patata bollita.

Lasciamogli le salite

Ammetto che quando non ho voglia di muovermi, faccio muovere i miei bambini. Diciamo che non lascio tutto per poter andare a dare da mangiare a qualcuno quando si inventano che hanno fame. Sappiamo tutti dov'è il frigo. E poi è molto bello osservare i tuoi piccoli che ti preparano la cena J

Perciò lasciamo le salite ai bambini. Lasciamoli andare da soli. I bambini indipendenti purtroppo non cadono dal cielo.

Scrivi la risposta
27.4.2016

La verità sul solletico

Mi va assolutamente sui nervi quando qualcuno mi fa il solletico. O mi mette la testa sotto l'acqua. E poi non mi potrei mai immaginare come dev'essere quando qualcuno  ti fa il solletico addirittura sott'acqua. Mi verrebbe un colpo.

Se solo penso a cosa mi da più fastidio, vince il solletico. A differenza del resto della mia famiglia, provo a evitare il solletico alla grande. Mi lasciano stare, i miei tre figli mi dicono sempre che sono noiosa. Per questi giochetti c'è il papà, mentre la mamma non vuole mai. Io non riesco nemmeno a guardarli.

Uno scherzo universale

È nella natura umana fare ridere gli altri. Perché ridere è salutare. Oltre tutto le persone divertenti sono più popolari delle altre. Per fare il solletico non ti serve certo il senso dell'umorismo. Il solletico è uno scherzo universale, un modo facile per fare ridere le persone. Non importa quali lingue parliamo, ridiamo tutti allo stesso modo. E a tutti piace farlo.

Non esiste genitore a cui non piace se il proprio figlio ride a crepapelle. Credo che il solletico sia stato ideato proprio per questo motivo. Iniziamo già con i bebè – fargli il solletico è uno strumento che li porta a sorridere alla grande.

Qualcosa di elementare

Ai miei maschi piace tantissimo fare il solletico la sera, cosa che detesto perché questo accade poco prima di andare a letto e tutti sono sveglissimi. Diventano un »pallone« pieno di risate che risuona per tutta la casa. Non so esattamente perché lo facciano. È qualcosa di elementare. Forse perché non permetto loro di dare a botte? Il solletico forse è l'unico modo che hanno per avere un contatto fisico tra loro, abbracciarsi non è una cosa che ai miei tre maschi, tra i 7 e i 13 anni, piace fare – almeno non tra loro. Forse gli passerà una volta che vorranno una stretta da qualcuno che non fa parte della nostra famiglia.

Il trucco del solletico

Pensate com'è quando qualcuno ci fa il solletico. In realtà non è molto bello, però ridiamo comunque. La maggior parte delle volte non riusciamo a trattenerci. Almeno così mi sento io quando me lo fanno. D'altronde questo è uno dei primi sensi di impotenza che io abbia mai sentito. La persona a cui viene fatto il solletico grida a tutto volume di smetterla ma, visto che ride mentre glielo fanno, nessuno lo ascolta. A prima vista è divertente, ma in realtà dopo poco diventa molto sgradevole. Questo è il trucco del solletico. E poi mi sembra interessante che non possiamo fare il solletico a noi stessi, e non riesco a capire perché no. Forse perché il solletico ha effetto solo quando ce lo fa qualcun'altro, è una sorpresa, mentre se ce lo facciamo da soli, ci aspettiamo il contatto e perciò non lo sentiamo come solletico. Il nostro cervello è programmato in modo da prevedere gli stimoli – per questo motivo non sentiamo se stiamo indossando le calze o se siamo appoggiati al sedile della sedia.

https://www.youtube.com/watch?v=fF0ne49nwQc

https://www.youtube.com/watch?v=QqzCr7J7YW8

(questi due video sono molto interessanti)

Esiste più di una teoria

Ho letto da qualche parte che l'uomo un tempo faceva un suono molto simile alla risata e in questo modo scacciava via gli insetti che gli camminavano sul corpo e gli facevano il solletico. Credo sia proprio per questo che i punti del nostro corpo più vulnerabili siano proprio quelli più solleticabili. Questa sensibilità l'avremmo ereditata dai nostri antenati come protezione dai morsi di insetti, ragni e altri animali. Il solletico insegna ai bambini a proteggersi. Un'altra teoria invece dice che ai bebè il solletico aiuta a capire dove inizia il proprio corpo e quello di un'altra persona, ovvero il solletico dovrebbe collegare i bambini agli adulti. I due grandi teorici Freud e Lacan avrebbero sicuramente qualche altra teoria da condividere, ma lasciamo stare.

Gli psicologi e i pedagogisti di oggi dicono che il solletico influisce negativamente sullo sviluppo del bambino. Se da bambino ti hanno fatto tanto solletico, da grande potrebbe influire sul fatto che detesterai la vicinanza delle persone. Addirittura quella della persona che dorme accanto a te ogni notte. Non credo di riuscire a credere a questa teoria, ma, d'altra parte, non si sa mai.

Fare il solletico fino all'impossibile

A differenza del solletico che ti fanno come dispetto, il solletico più noioso è quello molto delicato – tipo con una piuma di oca sulle piante dei piedi. Potreste immaginarvelo? Usavano proprio questo tipo di solletico come forma di punizione nell' antico Impero Romano e durante la Seconda Guerra Mondiale. Il solletico infatti era una forma molto fine, ma crudele, di tortura che non mostrava conseguenze sul corpo. In Cina invece bagnavano i piedi del condannato in acqua salata e poi li facevano leccare da una capra. Dicono che ne potevi uscire morto.

Come stavo dicendo, detesto il solletico. Ero certa che fosse crudele anche la sua storia. Per questo scelgo di coccolare i miei pulcini in tutt'altro modo. Questo fino a quando si lasceranno toccare e non inizieranno a vendicarsi facendomi il solletico. Se dovesse accadere, fine del divertimento.

Scrivi la risposta
26.4.2016

I maschi sono intelligenti, le femmine diligenti

La scuola è l'istituzione più importante della vita del bambino. L’alunno delle primarie passa a scuola almeno 100 ore al mese. Anch’io sono tornata sui banchi di scuola dopo molti anni. Addirittura nella stessa scuola che frequentavo da bambina. Visto che i miei tre cuccioli sono lì,

Il più piccolo è quello che crea più problemi, ce lo aspettavamo. Non mi hanno mai chiamata a scuola per gli altri due anche se può succedere. Non sto a spiegare di che cosa parliamo durante gli incontri con gli insegnati, è interessante però come questi iniziano il discorso. L'insegnate sospira, scuote la testa e dice qualcosa come: »Vede, signora, i maschi sono maschi.«

In questi sette anni non ho discusso di questo perché so come la pensano gli insegnanti in merito. Penso che sarebbe giusto che  si tenessero questi commenti per sé. A casa non ho un'intera classe. Ho tre figli maschi. Un piccolo campione che può confermare o rigettare alcune affermazioni. In particolar modo adesso che ho trovato un sacco di ricerche su come vengono definiti i maschi e le femmine a scuola.  

Le bambine sono più diligenti

Spesso sentiamo dire che le femmine sono diligenti e tranquille mentre i maschi sono più intelligenti e vivaci.

Si ritiene che a scuola, in media,  le bambine abbiano un rendimento  scolastico migliore dei bambini. Sono più concentrate e composte, più coscienziose e ordinate. Inoltre si comportano meglio e hanno voti migliori. Ed è per questo motivo che, nel nostro sistema scolastico, hanno risultati migliori.  Te la cavi meglio anche tu, se sei mamma di una femmina. La bambina è l'ideale per parecchi insegnanti.

Diligente, concentrata, che non da fastidio, sta seduta tranquilla e in silenzio nel primo banco e fa tutto quello che le ordinano di fare. Sono sicura che a non pochi insegnanti piaccia insegnare anche ai maschi ma, secondo me, sono parecchi anche quelli che vorrebbero avere una classe composta da sole femmine diligenti.

I maschi non sanno stare fermi. Disturbano la lezione e spesso non fanno i compiti a casa e della scuola non gliene frega poi molto. Se penso ai miei tre ragazzi non siamo lontani dalla verità. A volte penso come sarebbe se invece di tre maschi avessi tre femmine che portano a casa solo 9 e 10.

La bambina è l'ideale per parecchi insegnanti. Diligente, concentrata, che non da fastidio, sta seduta tranquilla e in silenzio nel primo banco e fa tutto quello che le ordinano di fare.

Sputasentenze

Tra i ragazzi delle medie è moderno far finta che delle scuola non te ne importa un bel niente.

L'altra volta Roberto è stato interrogato e ha preso 8. Già dall'inizio delle elementari questo voto »buono« è il più frequente che ha preso. Anche una compagna è stata interrogata e ha preso 9. »E certo che ha presso 9 se ha ripetuto a memoria tutto quello che è scritto nel libro. Non mi è chiaro come riesca a ricordarsi ogni parola«  ha commentato lui quando è arrivato a casa.  »Io ho dovuto rileggere tre volte. Tanto i 9 sono per le femmine. Per me i 7 vanno benissimo.«

I maschi sono intelligenti, le femmine diligenti

Si dice che i maschi, in media, capiscano meglio la materia, le femmine invece che  la conoscano meglio perché l'imparano a memoria. Il successo delle femmine è il frutto di un lavoro coscienzioso mentre i maschietti imparano senza tanti problemi.

Più di un insegnante la pensa così. E anche l'alunno se ho capito bene mio figlio. Non mi piace che i miei ragazzi vengano considerati impossibili o problematici. Non voglio nemmeno che si considerino troppo intelligenti e non sono certo entusiasta che femmine possano essere meno intelligenti dei maschi. Se la pensiamo in questa maniera, diventeranno proprio così. O lo sono già diventati.

Mi piacerebbe molto di più se le insegnanti iniziassero l'incontro con i genitori con queste parole: »Vede, signora, tutti i bambini sono fatti così.«

Scrivi la risposta
5.4.2016

10 cose intelligenti sull'essere genitore (parte 2)

6. I futuri papà sono di tutti i tipi. In particolare quelli che hanno già esperienza, manderebbero l'ostetrica a casa e prenderebbero il parto del piccolo in mano. Sebbene in Italia la  percentuale dei papà che assistono al parto dei loro cuccioli sia abbastanza elevata, ce ne sono anche di quelli che non entrano in sala parto nemmeno per sogno. Proprio per questi vale la pena sforzarsi visto che il parto del proprio figlio è un qualcosa di unico ed è un peccato perderselo. Quei papà che si lasciano convincere sono, dopo la nascita, assolutamente entusiasti. Obbligare e minacciare ovviamente non vanno presi in considerazione, potete però mandare il futuro papà a bere una birra con un amico che ha già esperienza in campo.

7. La prima volta che ero incinta, ero sicura che avrei dovuto dire ciao ai miei jeans preferiti e alla linea che avevo prima. Ora so che i chili in più non hanno niente a che vedere con le gravidanze passate. Poiché l'allattamento scioglie i chili, non è male averne qualcuno in più mentre dura. Mi è però successo di iniziare ad accumularne al ritorno dal congedo di maternità quando sono tornata alla routine lavorativa quotidiana seduta davanti al pc per lunghe ore. Se in questo periodo smetti di allattare può succedere che la tua linea sia ormai un lontano ricordo. Per questo motivo è bene andare al centro fitness  un paio di  volte la settimana, fare qualche giro di corsa o andare in montagna durante il fine settimana. Anche indossando i jeans migliori.

8. Non sono una sostenitrice dell'idea che bisogna prendersi cura dei bambini in continuazione. In primis, il nostro compito è quello di creare un ambiente dove i piccoli si sentano protetti e amati e sappiano di poter ricorrere a noi quando qualcosa non torna. Non siamo noi quelli che devono programmare le loro giornate e dettare quello che devono fare. Propongo a tal proposito di mandarli nel bosco dietro alla casa o nell'area giochi davanti al palazzo invece di portarli in macchina a fare diverse attività. In questo caso un giorno saremo orgogliosi di aver fatto crescere dei bambini indipendenti che sanno cosa e come fare.

9. Una delle cose che amo fare di più con i miei cucciolotti è legger loro a volce alta. Lo ritengo un bel metodo di passare il tempo assieme che, sicuramente, avrà un impatto sul tipo di persone che saranno una volta cresciuti. I genitori consapevoli iniziano a leggere ai bambini quando questi sono ancora piccini, il che è un bene ma, penso, che sia ancora meglio non smettere di leggere per loro una volta che lo sanno fare da soli. Spesso mi è capitato che, dopo aver iniziato a leggere a voce alta, mio figlio, quello grande, ha letto fino alla fine perché voleva sapere cosa succedeva e come finiva la storia il prima possibile. Uno dei miei scopi di genitore è far crescere tre ragazzi che amano leggere. A tal proposito sono anni che la sera leggo ad alta voce qualche buon libro per loro.

10. E per finire: essere genitori è più piacevole se svolgiamo questo compito in maniera sportiva. I bambini sono importantissimi e rendono più pepata una grande parte della nostra vita. Sarebbe un peccato che proprio questo periodo fosse pesante e pieno di preoccupazioni. Occhi aperti, responsabilità rilassata e la consapevolezza di esistere anche senza i figli – in questa maniera gli anni che trascorriamo con loro sono puro piacere. 

Scrivi la risposta
5.4.2016

10 cose intelligenti sull'essere genitore (parte 1)

Negli anni, da quando ho i figli, ho imparato parecchie cose. Se solo penso a quello che rimuginavo prima che nascesse il primo e a tutto quello che sento e so adesso che ne ho tre. L'esperienza aiuta. Non vorrei darvi consigli ma è pur vero che sarei stata felice, agli inizi della mia carriera di madre, delle verità che seguono.

1. Nonostante in Italia ci siano molte mamme che allattano, ce ne sono anche parecchie che vorrebbero ma che non possono. Allattare è un qualcosa naturale ma non significa che sia anche semplice. L'ho provato sulla mia pelle: per il primo quasi non ci riuscivo, mentre gli altri due li ho allattati senza alcun problema già dal primo giorno nel reparto di maternità. Sebbene possa sembrare che allattare sia, per le mamme moderne, una cosa chiara come l'acqua, spesso mi imbatto in qualche mammina che non ha la minima di idea di cosa sia l'allattamento e come avvenga. Penso che anche in questi casi la forza stia nella conoscenza perciò è bene capire come si svolge l'intero processo e, se possibile, prima di tenere in braccio l'esserino. Poi, sicuramente il latte non »mancherà mai«.

2. È difficile programmare le date o persino i mesi delle nascite dei bambini, ma è pur vero che possiamo avere più o meno fortuna. Certo non per via del segno zodiacale in cui nasce il piccolo. In base alla mia esperienza, è meglio partorire in primavera quando non c'è bisogno di infilare i piccoli nei pesanti abiti invernali e, inoltre, si può stare più a lungo fuori. Uno dei miei figli è nato a fine novembre – ho l'impressione che durante i primi mesi di vita non si sia potuto muovere liberamente mentre gli altri due, nati in primavera, si sono goduti l'estate. È magnifico avere d'estate il neonato che ancora non si muove o quello di un anno che a gattoni corre più veloce di te a due gambe. Al mare però è piuttosto faticoso.

3. Ogni mamma merita di aver tempo per sé, anche se bisogna conquistarselo. Per questo motivo è importante che i bambini siano abituati alle altre persone. Anche il papà può seguire il neonato, ma è di vitale importanza che la mamma sia sicura di ciò. Lo stesso vale per nonna, suocera o baby sitter. Non ha senso affidare il piccolo a qualcuno per poi, durante il meritato massaggio, avere un sacco di preoccupazioni.

4. I genitori vorrebbero stabilire esattamente come deve essere la vita dei loro pargoli. Diciamo loro come si devono vestire, cosa devono mangiare, indossare o come comportarsi...e anche con cosa giocare. Preferirebbero vedere per terra giocattoli di legno, ecologici, intelligenti e dalle forme magnifiche. Ma i bambini sono diversi – vogliono anche la plastica dai colori sgargianti. Oggi è a disposizione una varietà di giocattoli che fischiano, cantano, parlano e fanno rumore. Perciò stringiamo i denti e cerchiamo di acquistare il giocattolo che piace al nostro piccino. Nonostante gli sforzi, fra poco sarà il proprietario di un camion di plastica che fischia quando fa le curve.

5. I manuali sull'educazione sono un grande successo di vendita degli ultimi dieci anni e quasi non esiste famiglia moderna che non ne tenga uno sugli scaffali della libreria. È bene che ce ne siano anche di quelli che assieme alle linee guida lascino la libertà di come educare i bambini. Non esiste una sola soluzione di un determinato problema, possiamo scegliere quella che è più adatto a noi. Spesso sappiamo da soli cos'è meglio per il nostro bambino. Forse conoscete il famoso manuale sull'educazione dei figli del pediatra americano Benjamin Spock del lontano 1946 che, ancora oggi, comunica a noi genitori la semplice verità che sappiamo più cose di quello che immaginiamo sull'educazione. “Trust yourself. You know more than you think,” è probabilmente la frase più conosciuta del libro. Ancora oggi suona molto intelligente. E se gli crediamo, non abbiamo bisogno di leggere libri sull'educazione dei bambini.

Continua...

Scrivi la risposta
16.3.2016

Dovrei avere la coscienza sporca? No!

I motivi per cui dovrei avere la coscienza sporca (ma non ce l’ho)

L’altra volta pensavo che sarebbe  interessante se i miei tre figli venissero fotografati ogni giorno, prima di andare a scuola.

Il loro look cambia di giorno in giorno. Una volta sono pettinati, un’altra sembra  che non abbiano visto il pettine da giorni. A volte vanno in tuta, spesso è strappata sulle ginocchia. I vestiti troppo piccoli o macchiati sono un classico. In particolar modo quelli indossati alla rovescia. Spesso indossano due calzini diversi. D’inverno portano il berretto in testa solo se lo trovano per caso mentre vanno verso la macchina. Sono già andati a scuola senza borsa o zaino.

Quando la mamma non è a casa

Tre volte alla settimana non sono a casa la mattina quando vanno a scuola. Faccio ginnastica nel centro fitness vicino. Con tre figli e il lavoro ho tempo da dedicare a me stessa solo nel bel mezzo della notte – ovvero tra le 6:45 e le 7:30 di mattina.

A quest’ora non mi può sorprendere nessun obbligo perché è troppo presto per tutto. Mi alzo senza farmi sentire e svincolo fuori dalla casa prima che qualcuno dica: “Mamma”. Dopo aver fatto ginnastica non corro a casa sebbene potrei raggiungere i ragazzi e  tirarli fuori dagli impicci prima che vadano a scuola, sempre se fosse possibile farlo.

Non mi arrabbio  se i ragazzi si preparano a modo loro. Non controllo nemmeno tutto quello che fanno. Che si mettano pure calzini diversi.

Motivi per avere la coscienza sporca

Quando la mattina non ci sono, i ragazzi sono come un esercito sbandato. In particolar modo se prima di andare a scuola non preparo loro i vestiti da indossare. A volte non ho tempo di farlo e spesso non ne ho proprio voglia anche perché penso che si sapranno arrangiare.

Anche se non è poi così facile. I vestiti che si devono mettere spesso e volentieri non sono nell’armadio, dove dovrebbero stare, bensì si perdono in un mucchio di panni non messi a posto e da dove è difficile tirare fuori due calzini uguali. Inoltre sono sempre in ritardo nel fare il cambio tra capi troppo piccoli e quelli abbastanza grandi, in pratica nello spostare la roba da un armadio all’altro. Pura logistica. Quando finalmente ti liberi dei vestiti diventati piccoli, devi ricominciare da capo. Potrei sentire di avere la coscienza sporca :

*perché non sono con loro quando alla mattina aprono gli occhi;

*perché per tre  volte alla settimana lascio al loro papà la routine mattutina, che per molte famiglie è parecchio pesante;

*perché non mi prendo cura che siano ben vestiti con abiti caldi e adeguatamente equipaggiati per andare a scuola;

*perché la nostra casa è in una situazione disastrosa;

*perché vado a fare esercizio nella palestra vicina invece di prendermi cura della mia famiglia.

Dove sta andando questa società

Oggigiorno, noi donne conduciamo una vita pesante. Da noi ci si aspetta di avere successo sia al lavoro che nella società, di dedicarci alla famiglia ed essere attive nelle faccende domestiche e, dulcis in fundo, di esser anche belle e in forma. Ah! In realtà  questo è anche quello che ci aspettiamo da sole.

Ma pensate un po’: se la mattina vai in palestra per essere in forma, a casa lasci una famiglia impotente. Inoltre, facendo ciò, rischi di arrivare tardi al lavoro. Che fare, allora? Non so dove questa società ci stia portando ma, fra me e me, ho deciso che questi stereotipi  vanno bene solo per il museo.

Beh, in qualche modo faremo...

Nonostante la dura sudata mattutina, quest’anno, sulle piste da sci, i pantaloni della tuta continuavano a sbottonarsi ed è stato più difficile metterli che l’anno scorso. E allora?

Venerdì, quando sono andata a scuola a prendere i due ragazzi più piccoli e mentre  mettevo loro i guanti, ho notato, con la coda dell’occhio, che non  avevamo tagliato le unghie già da almeno 14 giorni. Beh, lo faremo.

D’estate è accaduto più volte che il figlio di mezzo abbia messo i pantaloni del più piccolo. Non erano pantaloni lunghi troppo corti, bensì erano pantaloni corti. E perché no?

L’ultima volta, quando siamo andati a sciare, non ci siamo quasi mai fermati fino alle quattro di pomeriggio, tanto per cominciare a parlare degli effetti più evidenti dei miei esercizi di ginnastica mattutina.Ce ne sono anche degli altri più importanti. Diciamo che uno di questi è che non mi da più  fastidio se i ragazzi si preparano a modo loro. Non controllo nemmeno tutto quello che fanno. Che si mettano pure calzini diversi.

La colpa non è solo degli uomini ma anche di noi donne

Da qualche parte ho letto che qui da noi il 30% dei padri non è  mai rimasto solo con i propri bambini fino al primo anno di età dei pargoletti. E immagino non sempre perché lo volesse.

Secondo alcune ricerche, noi donne dedichiamo in media 40 ore alla settimana alle faccende domestiche e alla cura dei bambini mentre gli uomini se la cavano con 20 ore. La colpa non è solo degli uomini ma anche di noi donne. Non ho certo paura che i miei figli, da adulti, vadano in giro per il mondo in una tuta strappata. Secondo me penseranno che sia normale fare qualcosa a casa e che non sia solo portare fuori la spazzatura o cambiare una lampadina. Allora sì che sarò felice di andarli a visitare. In forma a sessantanni e più.

Scrivi la risposta
13.3.2016

Un brutto voto a scuola fa più che bene!

Un brutto voto fa più che bene, anzi benissimo

Per quest'anno scolastico, posso dire di comunicare con le insegnanti dei miei figli quasi esclusivamente tramite posta elettronica, la 1a B di quest'anno ha addirittura il suo sito web dove i genitori, ma anche i bambini, possono trovare tutti i tipi di informazioni relative allo studio, i giorni dello sport, le varie attività o eventi che si tengono a scuola. .. ma anche info del tipo »i bambini hanno ANCORA I PIDOCCHI!« Il sito della classe è stato creato su iniziativa dell'insegnante, ovvero di suo figlio, adolescente, che l'ha costruito e ha inculcato alla madre che è un qualcosa che deve avere. Non conosco la situazione nelle altre scuole, ma, per me, è un gran passo avanti. I miei bambini non hanno mai avuto insegnanti alle quali inviare messaggi elettronici! Tempo fa, noi genitori abbiamo chiesto a una delle insegnanti l'indirizzo e-mail, che ci ha risposto di non scriverle troppo spesso e di preferire le giustificazioni e gli avvisi cartacei. Guardate, in verità spero si tratti solo di un caso. È davvero strano che al giorno d'oggi l'intero settore non comunichi via posta elettronica.

Registro di classe elettronico

A dire il vero non avevo intenzione di iniziare questo tema, fino a quando un'amica mi ha detto cosa succede nella scuola che frequentano i suoi figli. Là si è arrivati all'estremo opposto.  Si tratta di registri di classe elettronici dai quali i genitori possono, ancor prima che i figli arrivino a casa, sapere che voti hanno preso i ragazzi quel giorno. Mi vengono i brividi. E' come se il capo riuscisse a leggere i pensieri della mente dei suoi subordinati – come se, per esempio, dopo aver scoperto di aver fatto un errore ed esservi resi conto di dover aggiustare la cosa e di doverne parlare con il vostro capo, ancora prima di aver ben capito l'accaduto o, figuriamoci, di aver fatto un piano sul da farsi, il vostro capo sapesse già tutt! E così, sempre! Un tale controllo non vi è capitato perché avete sbagliato molti progetti fin ad ora, ma è semplicemente stabilito dal vostro primo progetto in poi (a meno che non abbiate un mega capo che, di propria iniziativa, decida di disattivare il bottone della lettura della mente).

Nuovi meccanismi di controllo

Per fortuna abbiamo una tale possibilità anche noi genitori – possiamo iscriverci al registro elettronico. Forse non prenderei il tutto come un problema se mio figlio, quello alle medie, non avesse mai preso un brutto voto. Ma lo ha preso, per fortuna. È passato attraverso tutte le fasi: prima ha preso il brutto voto (e si sentiva in colpa), poi non lo ha detto per un giorno (sentendosi ancora più in colpa), quando gli ho poi chiesto se l'insegnante avesse restituito i compiti in classe corretti ha detto di no e si è sentito veramente in colpa. E così via fino a quando non ha trovato il coraggio (tanto coraggio, molto più di quanto non ne avesse bisogno il primo giorno) di iniziare il discorso. Quando ha detto tutto si è sentito sollevato ed era parecchio sorpreso quando gli ho detto che un brutto voto non è così importante e che il problema è un altro. È vero che tutti, esclusi i bambini, sappiamo di che cosa si tratta. Ora mi chiedo, come diavolo faranno a scoprirlo o a sentirlo questo problema con tutti questi meccanismi di controllo?

Lasciamo che ci arrivino da soli

Quando andavo alle superiori, i miei genitori non avevano la più pallida idea dei voti che prendevo. Alla fine dell'anno scolastico portavo a casa il documento di valutazione finale, che non era certo brillante, e poi l'anno dopo i miei genitori continuavano a non sapere che voti prendevo. Pensavano semplicemente che non fosse un qualcosa da tenere sotto controllo visti i miei sedici anni e più. Nonostante questo, alla fine, alla maturità sono andata bene e, cosa ancora più importante, durante tutti gli anni del liceo sapevo che semplicemente doveva andare così. Mi chiedo dove sia oggi questo momento di »scuola all'antica«.

Voti

La caccia al voto mi preoccupa, anzi mi innervosisce un po'.  A volte sento delle mamme parlare al plurale: »Abbiamo preso sei in matematica, sette in inglese, non so come riusciremo a migliorare questi risultati. Mi sa che non avremo il massimo dei voti.« I voti non sono nostri, bensì dei bambini. A volte è meglio non sapere quali sono. E poi accade! Un brutto voto può fare più che bene, anzi benissimo.

Scrivi la risposta